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Breve storia dell’antipsichiatria inglese

180 gradi- l’altra metà dell’informazione

Le cure tradizionali per il disagio psichico, in Italia, passano principalmente sotto il nome di Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura (SPDC), cioè psicofarmaci, psicoterapia, CSM, comunità e centri diurni, elencando gli elementi di cura che si trovano sulla strada della maggior parte dei pazienti. Questi elementi prevedono una specie di gerarchizzazione ed anche un minimo di istituzionalizzazione della cura (si pensi al TSO), con una dose di forzature da parte dell’istituzione e un grande sforzo dei pazienti che accettano di curarsi sotto forti consigli del personale delle strutture. Questa è la realtà attuale, nel caso in cui il paziente comprenda la propria posizione di disagio da cui voglia guarire consapevolmente. Ma se si pensasse alla cura dei disagi psichici, utilizzando metodi alternativi alle cure tradizionali, si penserebbe subito, per chi ne sia già a conoscenza, ai metodi di cura dell’antipsichiatria.

L’importanza del movimento antipsichiatrico si deve al fatto di aver costituito le prime comunità terapeutiche, dalle quali si è presa ispirazione anche in Italia, in una concezione più istituzionale che tutt’oggi persiste nel nostro territorio. In questo articolo sono riportate le tappe della storia del movimento antipsichiatrico in Inghilterra e le caratteristiche base dei relativi metodi di cura.

La storia dell’antipsichiatria iniziò in Inghilterra nel 1962, con un primo tentativo di comunità anti-istituzionale da parte del dott. David Cooper, realizzandola all’interno di un reparto di ospedale psichiatrico chiamato Villa 21, a Londra. Lo stesso Cooper definì questo tentativo come il primo esperimento di antipsichiatria, nell’ottica di una maggior libertà di movimento dei pazienti e del personale, in contrasto con le regole artificiali della psichiatria convenzionale.

Un altro passo in avanti fu compiuto tra il 1964 e il 1965 dai maggiori esponenti del movimento. Essi, infatti, decisero di istituire la Philadelphia Association, in cui confluirono psichiatri autorevoli come Laing, Cooper, Esterson e Schatzman.

Dopo questa importante confluenza, l’antipsichiatria conobbe un periodo propizio dal 1965 al 1970, con il buon percorso storico della comunità Kingsley Hall. Durante questo quinquennio, Kingsley Hall diventò un punto di riferimento per intellettuali, psichiatri e operatori sociali di ogni paese. Non a caso, la comunità rappresenta il primo vero tentativo di rendere concrete le teorie di non gerarchizzazione dei ruoli all’interno dell’ambiente di cura, con regole elastiche, in cui fosse bandita ogni forma di costrizione e restrizione.

La teoria principale alla base di un’organizzazione elastica della comunità fu quella del “viaggio metanoico”, ossia un processo di guarigione per cui la persona potesse guarire naturalmente, coi propri tempi di evoluzione della mente. Ciò sarebbe potuto avvenire, secondo Laing, soltanto in uno spazio che non fosse gestito in forma di psichiatria convenzionale.

Nel 1970 si assistette alla chiusura di Kingsley Hall per un rifiuto di rinnovo del contratto di affitto.

Le altre comunità antipsichiatriche di Londra non ebbero lo stesso vigore di Kingsley Hall, in quanto la scelta di coloro che ne facevano parte fu mossa da idee di uno stile di vita anticonformista più che da una presa di posizione di contrarietà alla psichiatria tradizionale. Questo fenomeno rese deboli tutte le altre esperienze di comunità antipsichiatriche. Del resto anche le forze psichiatriche e politiche conservatrici dell’epoca ebbero una fase di rinvigorimento, contrastando i tentativi antipsichiatrici inglesi in un clima di diffidenza e preoccupazione nei confronti dell’antipsichiatria.

Infine, il gruppo guida della Philadelphia Association si divise con la successiva costituzione, nel 1970, della Arbours Housing Association ad opera di Esterson, Schatzman e Berke, di cui fù successiva emanazione il Crisis Centre, ossia una comunità che ebbe lo scopo di ospitare pazienti e famiglie con un vissuto di crisi.

L’esperienza antipsichiatrica resta, ad ogni modo, importante per la cultura dell’ambito della salute mentale odierna perché segna un nuovo modo di rapportarsi alla follia, mettendo in discussione la scienza medica e il concetto stesso di malattia mentale.