E Tu Slegalo Subito | La Rivoluzione nella Pancia di un Cavallo
E Tu Slegalo Subito | Campagna nazionale per l’abolizione della contenzione promossa dal Forum Salute Mentale
slegalosubito, contenzione, salute mentale
1898
post-template-default,single,single-post,postid-1898,single-format-standard,cookies-not-set,do-etfw,qode-quick-links-1.0,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,qode_grid_1300,hide_top_bar_on_mobile_header,qode-theme-ver-11.1,qode-theme-bridge,wpb-js-composer js-comp-ver-5.1.1,vc_responsive

La Rivoluzione nella Pancia di un Cavallo

Domenica 25 marzo, ore 18
Teatro Tognazzi – Velletri (RM)

La rivoluzione nella pancia di un cavallo
liberamente ispirato alla storia di Franco Basaglia

Regia e musiche originali
di Daniela Di Renzo
con Marica Roberto

Voce di Daniela Di Renzo
Pianoforte e voce di Emiliano Begni
Chitarra acustica di Stefano Ciuffi
Sax Soprano e flauto traverso di Francesco Consaga
Contrabbasso di Ermanno Dodaro

In occasione del 40° anniversario della Legge 180, che nel 1978 ha sancito la chiusura dei manicomi in Italia, Psichiatria democratica promuove lo spettacolo teatrale La rivoluzione nella pancia di un cavallo. Lo spettacolo si ispira ai movimenti politici e culturali, che in quel periodo, grazie soprattutto alla figura dello psichiatra Franco Basaglia, hanno rivoluzionato il sistema di salute mentale. Lo spettacolo teatrale racconta il viaggio interiore di sei personaggi interpretati da Marica Roberto. Il personaggio principale, Anita, intraprende un viaggio dalla Sicilia fino a Trieste, dove una grande manifestazione festeggia la promulgazione della legge 180. Il lungo viaggio simboleggia la dignità e la voglia di rivalsa di coloro che sono stati privati dei diritti fondamentali dall’istituzione manicomiale.

La rivoluzione nella pancia di un cavallo si riferisce alla pancia di una cavallo azzurro in cartapesta, un luogo immaginario in cui sono custoditi desideri, speranze e sogni di coloro che sono internati nel manicomio. Marco Cavallo, scultura nata da un progetto artistico ideato nel 1972 nel laboratorio artigianale condotto dall’artista Giuliano Scabia, viene realmente realizzato dai pazienti dell’ospedale psichiatrico provinciale nel parco di San Giovanni di Trieste. Il 25 marzo 1973 Marco Cavallo “apre i cancelli” del manicomio per entrare in città, seguito da una processione eterogenea di internati, artisti, personale medico e infermieristico. I concetti di “salute mentale” “follia”, “cittadinanza”, cominciano da allora a essere visti sotto una nuova luce, che restituisce alle persone internate la soggettività e il diritto ad una cura che rispetti le loro dignità e che li includa nella società.

Attraverso musiche e testi interpretati da Daniela Di Renzo, si accompagnano gli spettatori a conoscere un mondo manicomiale misero e violento, che priva gli internati del contatto con elementi vitali come lo scorrere del tempo (l’orologio di Dino Tinta), la percezione degli odori (il vaso di fiori profumati per cancellare il tanfo), l’esperienza del contatto umano (la sensazione di il calore di un focolare per compensare il freddo e un’oca per giocare, divertirsi e correre).

Crediti: Psichiatria Democratica