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Padiglione 25. Diario degli infermieri.

Padiglione 25, il diario degli infermieri. Un film documentario che dà voce agli infermieri, i soggetti più in ombra nei movimenti che negli anni ’70 hanno contestato il manicomio e cercato di trasformare la psichiatria. Scritto da Massimiliano Carboni e Claudia Demichelis; direttore della fotografia Aldo Di Marcantonio; tavole animate di Annalisa Corsi; sound designer Riccardo Cocozza; musiche originali di Alfredo Ponissi; voce narrante di Giorgio Tirabassi e la regia di Massimiliano Carboni.

 

Redattore Sociale, 22 ottobre 2015

di Ambra Notari

“Padiglione 25”, la storia del manicomio occupato dagli infermieri nel 1975

Un docu-film per raccontare l’esperienza rivoluzionaria portata avanti da un gruppo di infermieri romani per la definitiva dimissione dei degenti. Massimiliano Carboni (regista): “Volevo raccontare la loro emancipazione: liberando i pazienti volevano liberare loro stessi”

Nell’estate del 1975 un gruppo di infermieri dell’istituto manicomiale Santa Maria della Pietà di Roma decise di autogestire uno dei padiglioni del manicomio. Scelse il padiglione 25, lo arredò e portò i pazienti. Ispirata dalle nuove idee di Franco Basaglia, l’iniziativa aveva come obiettivo la definitiva dimissione dei degenti: così, quegli infermieri abbatterono la contenzione farmacologica e meccanica; reintrodussero l’uso di oggetti quotidiani come le posate, gli abiti civili, il sapone; decisero di pagare i pazienti impegnati in lavori all’interno della struttura. L’esperienza durò quasi 2 anni: il gruppo originario era composto da 8 infermieri, prima della chiusura se ne contavano 14. I primi 12 mesi tutto il loro operato fu raccolto in un diario che prese il posto dal rapporto sanitario verbalizzato: “Siamo partiti da lì, dall’idea di rileggere quel diario – poi pubblicato nel 1978 da Marsilio editore – attraverso le voci degli infermieri che diedero vita a quell’occupazione rimasta unica nel suo genere”, spiega Massimiliano Carboni, regista di ‘Padiglione 25’, docu-film che ripercorre quell’esperienza di uomini che provarono a trasformare la psichiatria.
“Ero molto affascinato dalle esperienze manicomiali degli anni Settanta – continua Carboni –. Sentivo che se avessi cercato avrei trovato esperienze interessanti da raccontare, magari nate dopo la legge 431 del 18 marzo 1968, che modificò la legge Giolitti del 1904”, che all’articolo 4 scrive : “L’ammissione in ospedale psichiatrico può avvenire volontariamente, su richiesta del malato, per accertamento diagnostico e cura, su autorizzazione del medico di guardia. In tali casi non si applicano le norme vigenti per le ammissioni, la degenza e le dimissioni dei ricoverati di autorità”. “Il ricovero non era più coatto – sottolinea il regista –, e fu un punto di svolta. Videro la luce esperienze alternative, tutte portate avanti grazie a medici. Poi, casualmente, incontrai Claudia Demichelis, e mi raccontò degli infermieri del padiglione 25”. Demichelis, antropologa, firma con Carboni il docu-film.
“Respiravo la stessa aria, quella puzza di fogna di quegli ambienti. Facevo la stessa vita dei pazienti. Io sono matto come loro: è questa l’istituzione”, ricorda un infermiere nel trailer del film. “Erano operai, fabbri, imbianchini. Iscritti al Pci, a Lotta Continua, con la tessera della Cgil. Dopo un corso di 9 mesi in cui imparavano a fare le iniezioni, venivano mandati nei manicomi. Due di loro, di notte, rimanevano chiusi dentro. Le chiavi le aveva la suora, che alla mattina apriva la porta”. Anch’essi internati, insomma, ma con la responsabilità civile e penale di quello che accadeva: “Eravamo complici e partecipi di quella cosa – ammette un altro infermiere –: liberandoli e ridando loro la dignità umana speravamo di essere assolti dall’essere stati secondini fino a un momento fa”.

“Perché l’ho fatto? In modo consapevole, sicuramente per liberare i pazienti. In modo meno consapevole, per liberare me stesso. Alla fine credo di essere riuscito più a liberare i pazienti che a liberare me stesso”, è la testimonianza dell’infermiere che chiude il trailer. Carboni sottolinea con il docu-film abbia voluto raccontare proprio l’emancipazione degli infermieri, quando sembrava che la rivoluzione fosse solo in mano ai medici: “Il nostro non è un racconto di reduci, ma di un inizio: alcuni di quegli infermieri poi, sono diventati stretti collaboratori di Franco Basaglia. In tempi di passaggio dagli Opg alle Rems, la loro scelta continua a stupire: forse il loro esempio mostrerà l’inutilità di alcuni passaggi istituzionali”. “Padiglione 25” è sostenuto da una campagna di crowdfunding, per permettere al docu-film di continuare a essere visto e distribuito.